Guida alle vacanze: i vantaggi delle assicurazioni viaggio

A molti sarà capitato prima di partire per una vacanza o un viaggio, di sentirsi proporre dalla propria agenzia o dal tour operator di riferimento la possibilità di abbinare al costo del pacchetto anche una ulteriore piccola quota personale per una assicurazione del viaggio.

Di cosa si tratta? Un’assicurazione viaggio è una polizza che ci protegge da tutte quelle spese da tutti i possibili imprevisti derivanti da un viaggio o da una vacanza. Solitamente questo tipo di polizze copre due aspetti fondamentali che sono la rinuncia al viaggio e le spese mediche.

Nel primo caso, se per qualsiasi motivo si fosse impossibilitati a partire, grazie all’assicurazione per l’annullamento del viaggio è possibile ottenere un rimborso di quasi tutto l’importo speso per l’acquisto del pacchetto vacanze.

Se questa è però una evenienza meno probabile, diverso è il discorso per quanto riguarda le spese mediche. A differenza infatti di quanto si possa pensare gli infortuni in vacanza sono molto frequenti, e questo perché durante le ferie è normale che ci si dedichi ad esempio a sport di spiaggia ed escursioni. Si tratta di attività di per se innocue ed alla portata di tutti, ma che in alcuni casi possano dar luogo ad infortuni, ma se si stipula una polizza è possibile richiedere le prime cure mediche in loco senza sobbarcarsi gli alti costi che queste cure solitamente hanno, soprattutto se effettuate all’estero. Non c’è da dimenticarsi comunque che è possibile detrarre le spese mediche in viaggio dalla propria dichiarazione dei redditi.

Un altro punto importante da considerare quando si sceglie una assicurazione viaggio è la durata. Se ad esempio durante l’arco dell’anno godremo di una sola vacanza allora è meglio scegliere un’assicurazione per viaggio singolo. Al contrario se si ha la fortuna di poter godere di diversi periodi di vacanza durante l’arco dell’anno, è possibile stipulare una assicurazione viaggio “a durata” che ci copre dai danni sopra citati per tutto il periodo di validità a prescindere dal numero di viaggi fruiti.

Cambia l’estate degli italiani: sotto l’ombrellone arriva la tecnologia

Sembra passata un’eternità da quando, fatta eccezione per telo mare, crema protettiva ed occhiali da sole, l’unica compagnia “extra” che gli italiani amavano portare in spiaggia per mitigare in qualche modo la noia delle tante ore da passare senza far niente era la mitica “settimana enigmistica”. Oggi quella storica rivista ancora esiste ma è stata surclassata, almeno in spiaggia, da una pioggia di accessori hi-tech divenuti ormai un must nella valigia di qualunque turista, che si tratti di una vacanza di mare piuttosto che in montagna.

È la conseguenza della digitalizzazione che stiamo vivendo in questi anni ma anche dei prezzi abbordabili di tutto questo armamentario hitech, facilmente acquistabile online su siti web come Marcopoloshop che peraltro permette un’utile comparazione dei prezzi tra le varie offerte disponibili sul mercato.

Ma quali sono gli accessori che non devono mai mancare nella valigia del turista “tecno addicted”? Cominciamo davvero dalle basi e quindi da uno smartphone (assolutamente a schermo touch, guai a tirar fuori qualcosa che abbia un minimo di tasti! 😉 ) ed un lettore mp3. In realtà quest’ultimo potrebbe tranquillamente essere integrato nello smartphone, ma c’è chi ancora preferisce tenere i due dispositivi separati. Le vacanze sono anche tempo di grandi letture, quelle che durante il periodo lavorativo non si ha il tempo di seguire, ed ecco dunque che accanto allo smartphone ed al lettore mp3 fa la sua comparsa il Kindle (o una qualsiasi delle sue varianti), per scaricare e leggere libri in digitale ovunque ci si trovi.

E se la vacanza dovesse offrire scorci paesaggistici o visite a musei e/o a città storiche, allora vuol dire che è tempo di tirar fuori la macchina fotografica digitale all’ultimo grido, per scattare foto da conservare gelosamente per gli anni a venire. Meglio ancora se la macchina digitale è anche subacquea: in questo modo non ce ne separeremo nemmeno durante i bagni a mare…

LA NUOVA COSTITUZIONE DI “NAPISAN”

LA REPUBBLICA DI “NAPISAN”

 

“L’Italia è un paese da distruggere, un posto bello e inutile, destinato a morire, dove tutto rimane uguale, immobile, in mano a dinosauri…”

(da La Meg lio Gioventù)

 

“THE WINNER IS…”

Giorgio Napolitano! Finalmente il Parlamento è riuscito a partorire un nuovo nome per lo scranno più alto di Roma.

Beh, “nuovo” non è forse l’aggettivo più indicato… Diciamo che, quantomeno, la benamata “partitocrazia” ha cavato fuori qualcosa dal cilindro!

In soli due mesi, molto è cambiato: si è assistiti, di fatto, alla trasformazione in senso semipresidenziale della Repubblica ed alla nascita del primo governo -per alcuni “fantoccio”- del Presidente.

Tutto ciò -è bene ricordarlo- “a Costituzione invariata”

Dove trae fondamento giuridico, or dunque, il nuovo assetto politico-istituzionale?

Verrebbe da pensare ad una “Costituzione ombra”: una Carta segreta, a metà tra le leggi di Murphy e le tavole mosaiche, i cui principi o massime fondamentali possiamo solo maliziosamente immaginare:

I LEGGE DI NAPISAN:

“Se cerchi il futuro, guardati alle spalle…”

 

II LEGGE DI NAPISAN:

“Se vuoi galvanizzare i parlamentari, strapazzali… ma non di coccole!”

 

III LEGGE DI NAPISAN:

“Se sei convinto che Berlusconi sia politicamente morto, per non ricrederti, aspetta almeno tre giorni…”

 

IV LEGGE DI NAPISAN:

“Se una rotta conduce alla deriva, sarà certo seguita dal Pd…”

 

V LEGGE DI NAPISAN:

“Avvertenza: occupare a lungo una poltrona può causare dipendenza!”

 

VI LEGGE DI NAPISAN:

“Le parole sono importanti: pronunciatele con prudenza!”

 

VII LEGGE DI NAPISAN:

“Se la Costituzione né funziona né si riforma… ba sta raggirarla!”

 

VIII LEGGE DI NAPISAN:

“Se credete nella democrazia rappresentativa e partecipata… avete mai pensato di trasferirvi in Svizzera?”

 

IX LEGGE DI NAPISAN:

“Perché invocare una Terza Repubblica… quand’è possibile risuscitare la Prima?”

 

X LEGGE DI NAPISAN:

“Se vuoi giustificare una porcata, basta non chiamarla per nome, appellandosi a formule di distrazione di massa quali governo di servizio…”

(!)

Per l’analisi critica -e, perché no, satirica!- integrale della “rielezione” di Napolitano e della nascita del “governissimo” Alf-etta (Alfano-Letta), si rinvia direttamente al blog “Panta Rei”: http://gaspareserra.blogspot.it/2013/05/la-repubblica-di-napisan.html


“Noi fummo i gattopardi, i leoni. Chi ci sostituirà saranno gli sciacalli, le iene. E tutti quanti, gattopardi, leoni, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra”

(Don Fabrizio, da Il Gattopardo)

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Riferimenti online:

Blog “Panta Rei”: http://gaspareserra.blogspot.it

Profilo facebook di “Gaspare Serra”: https://www.facebook.com/Gaspare.Serra.VII

Pagina facebook “Panta Rei”: http://www.facebook.com/blog.di.GaspareSerra

Gruppo facebook “Terza Repubblica”: http://www.facebook.com/groups/62981451472

 

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Come sbloccare i siti di download e streaming film bloccati dalla censura italia

Ebbene sì, molti se ne saranno accorti, non si riesce più ad accedere a siti come rapidgator o videopremium o bitshare. O meglio, si può con un semplicissimo cambio di dns al computer (nulla di grave o difficile, anzi, basta un click)
Abbiamo qui raccolto i programmi principali per modificare i dns e tornare subito ad accedere a tutti i siti censurati dall’italia., o le guida per i vari sistemi operativi per cambiarli manualmente (lavoro da bambino di 5 anni, non preoccupatevi anche se non capite nulla di computer.
E ovviamente il nostro archivio di siti da cui scaricare film,a giornato.
Vai alle guide e software per modificare i dns >>

INTERVISTA A FEDERICA SALSI SU BEPPE GRILLO ED IL M5S…

Quali scenari prospettare dopo l’incredibile risultato elettorale?

Che futuro attende il Movimento Cinque Stelle? Chi (o cosa) ha permesso la sua inarrestabile ascesa politica?

Il blogger Gaspare Serra ne parla con Federica Salsi, consigliere comunale di Bologna ed “epurata” eccellente del Movimento Cinque Stelle:

 

(SALSI E L’“EPURAZIONE PUBBLICA” DAL M5S)

(Gaspare Serra) Lei è divenuta famosa dopo la sua discussa partecipazione alla trasmissione televisiva “Ballarò”. Perché ha accettato l’invito di Floris? A posteriori, giudica quella scelta coraggiosa o politicamente suicida? Se potesse tornare indietro, la rifarebbe?

(Federica Salsi) Io sono divenuta famosa il 31 ottobre grazie a Grillo e al suo vergognoso post “Il talk Show ti uccide”, quello sul punto G. Il mio telefono ha iniziato a squillare ininterrottamente dalle ore 15 in poi (poco dopo la pubblicazione del post) ed erano tutti giornalisti.

Ero stata ad altre trasmissioni televisive nazionali, Grillo stesso nel 2011 diceva di andare nei talk show. Non c’erano divieti o regole in merito, ma solo la raccomandazione a fare attenzione e a non mettere in secondo piano il nostro mandato. Quella volta, come tutte le altre in cui sono andata con l’intento di portare una testimonianza diretta del M5S.

L’immagine “televisiva” del M5S è quella di Grillo che urla nelle piazze o che attraversa lo stretto di Messina a nuoto, ma quella è solo una parte del movimento. Accanto a Grillo che dà la sveglia nelle piazze, ci sono persone come me che entrano nelle istituzioni e lavorano concretamente. Per questo è importante che gli elettori conoscano, oltre al leader, anche chi già lavora nel territorio e ne comprendano il metodo di lavoro. Quando vado in TV parlo al pubblico a casa: mi sembra una cosa di buon senso e non vedo perché non dovrei farlo o tantomeno dovrei essere pentita di averlo fatto…

 

(Gaspare Serra) Le argomentazioni con cui Grillo ha giustificato la sua “cacciata” potrebbe sintetizzarsi in un sillogismo:

(premessa maggiore) ogni Movimento di popolo, specie se giovane, per “stare a galla” necessita di un timone ben fermo ed un timoniere ben riconoscibile;

(premessa minore) il timone del M5S sono le regole del suo “non Statuto”, tra cui il divieto di partecipare ai talk show, mentre il timoniere è indiscutibilmente lo stesso Grillo;

(conclusione) chi coscientemente disattende queste regole, più che rischiare l’espulsione, semplicemente si pone da sé al di fuori del Movimento.

Cosa trova di illogico in questo ragionamento?

(Federica Salsi) E’ tutto illogico! Un movimento popolare deve decidere insieme al popolo: il ruolo del timoniere è mettere le persone in condizioni di decidere, non sostituirsi a loro!

Non c’è nessuna regola, da nessuna parte, che mi vieti di partecipare ad un talk show: chi continua a sostenere questo dice il falso. Inoltre la Costituzione Italiana sancisce la libertà di espressione.

(Gaspare Serra) Ha fatto discutere la sua equiparazione tra il M5S e “Scientology”. Quali sarebbero le assonanze tra il Movimento di Grillo e la setta di Hubbard?

(Federica Salsi) Io non ho detto che il M5S è come Scientology, ho detto che non voglio che si trasformi in Scientology. Ho detto questo perché quando ho visto il post sul punto G e la marea di offese nei miei confronti, fatte da persone che non mi hanno mai visto e non sanno nemmeno chi io sia, ho capito che qualsiasi cosa avesse detto Grillo loro gli sarebbero andati dietro acriticamente. Questo è un atteggiamento settario, e Scientology è la setta per eccellenza. Per quello ho usato quel paragone, volevo fosse chiaro il pericolo che si stava correndo.

(Gaspare Serra) Se esistesse una “Tavola dei comandamenti” del M5S, c’è da scommettere che il primo reciterebbe “Non esiste altro leader all’infuori di Grillo”, mentre il secondo “Non nominare il nome di Grillo invano” (non a caso Casaleggio è arrivato ad equiparare la forza virale del messaggio di Grillo a quella evangelica di Gesù!). Tutto ciò non è in contraddizione col principio “Uno vale uno”?

(Federica Salsi) Uno vale uno, ma Grillo vale un po’ di più!

(Gaspare Serra) Lei ha accusato Grillo e Casaleggio di aver fatto “business” con la politica, tramite la gestione del loro blog (il M5S è l’unica lista in Italia ad avere un indirizzo web nel simbolo) e la proprietà del marchio “Cinque Stelle” (sulle orme di Berlusconi e l’ex Forza Italia). Ha anche parlato di “un’evidente distanza tra chi gestisce il Movimento e gli attivisti che lavorano sul territorio, tra chi fa business e chi fa politica”. Come si misura tale distanza?

(Federica Salsi) Il blog di Grillo ha un valore commerciale, la pubblicità che c’è sopra genera utili: più aumenta il traffico sul blog, più genera profitti. Ma su tutto questo, sul volume d’affari che ci ruota attorno, sui guadagni dei prodotti editoriali, non si sa nulla. Viene normale, allora, chiedersi se la linea politica decisa dall’alto sia funzionale ad aumentare il traffico del blog (quindi il suo valore) o all’attuazione di un vero progetto politico. In un post come quello sul punto G, ad esempio, ci sono più di 2.500 commenti: molto più rispetto a quelli di qualsiasi altro post di contenuto prettamente politico…

(Gaspare Serra) L’unica certezza post-elettorale è l’ingresso di una folta schiera di “grillini” in Parlamento. Quale sarà il loro ruolo e grado di autonomia? Saranno semplici cittadini “infiltrati” nelle Istituzioni o portavoce del leader?

(Federica Salsi) Questo lo scopriremo solo vivendo… Le premesse non sono delle migliori. In questo momento la linea politica nazionale è decisa da Casaleggio, e Grillo fa da portavoce. I parlamentari hanno sottoscritto una condizione in virtù della quale s’impegnano ad affidare a Grillo la gestione della comunicazione e del budget parlamentare ad esso destinato (si parla di cifre che si aggirano intorno ai 10 milioni di euro l’anno!). Grillo sceglierà a quale agenzia affidare l’incarico. Sarà l’agenzia al servizio dei parlamentari o sarà l’agenzia a dettare la linea politica ai parlamentari?

(…)

LEGGI (e commenta) L’INTERVISTA INTEGRALE SUL BLOG “PANTA REI”:

http://gaspareserra.blogspot.it/2013/03/speciale-dopo-elezioni-2013-intervista.html

INTERVISTA ALL’ON. LARA COMI

“BERLUSCONI, IL SOGNO & IL GRANDE INCUBO…”

 

Un altro governo Berlusconi è possibile? è credibile? è auspicabile?

Cosa verrà fuori dal “caos” politico pre-elettorale?

Ne parliamo con Lara Comi, europarlamentare del Pdl e volto emergente della politica italiana:

 

(LA CRISI ECONOMIA E LE RICETTE DELLA POLITICA)

 

(Gaspare Serra) On. Comi, il Paese vive momenti difficili, per alcuni versi drammatici, senza che s’intraveda alcuna luce in fondo al tunnel.

Di chi è la responsabilità di questa crisi, prima puramente finanziaria, oggi economico-sociale?

(On. Lara Comi) “Questa crisi, la più grave dal ’29, ha avuto origine negli Usa. Da crisi finanziaria, poi, è divenuta crisi economica, investendo tutta l’Europa, in particolare chi era più vulnerabile a causa di un alto debito pubblico, tra questi l’Italia. Dunque è diventata guerra dei debiti sovrani, aprendo il fianco alla speculazione. Il macigno del debito pubblico italiano risale però agli anni 80, quando il rapporto debito/pil è raddoppiato. Le responsabilità, allora, sono di chi ci ha lasciato quasi 2 mila miliardi di debito, più di 30 mila euro a testa”.

Il premier Monti si è presentato per la prima volta in Parlamento, il 21 novembre 2011, inneggiando al rigore, allo sviluppo ed all’equità. Passato oltre un anno, i risultati economici del suo governo sono “impietosi” (Pil e produzione industriale in caduta libera, record di pressione fiscale e indebitamento pubblico, 100 mila imprese fallite, 500 mila nuovi disoccupati ed un numero ancora imprecisato di esodati…).

Tutta colpa del Professore o responsabilità di chi lo ha preceduto?

“Monti aveva detto che non si sarebbe impegnato in politica, poi ha cambiato idea: legittimo, per carità, ma l’inversione di rotta ha sorpreso. Oggi promette di abbassare le tasse ma in un anno le ha alzate di circa tre punti. Le indicazioni della Bce e del Fmi suggerivano un’azione in senso opposto. Risultato? Tutti gli indicatori economici sono in picchiata. È pur vero che si è trovato ad operare in un contesto molto difficile, con la pressione della speculazione finanziaria, ma obiettivamente ha messo troppe imposte a cominciare da quella sulla prima casa che ha avuto effetti recessivi in molti settori, penso all’edilizia. Alcuni ministri del suo governo, poi, non si sono dimostrati all’altezza: la legge Fornero è una riforma deludente e ha pesato il veto della Cgil; quella delle pensioni è stata molto importante ma ha determinato il grave problema degli esodati, oltre 300 mila. Non mi pare che in materia di liberalizzazioni e di privatizzazioni si siano prodotti grandi risultati. Lo spread è calato, ma è stata determinante l’azione di Draghi”.

Fino a poche settimane fa Mario Monti si presentava al Paese come un “deus ex machina”, destinato a venire accolto con tutti gli onori al Quirinale o ad esser implorato di ritornare a Palazzo Chigi. Tutti i sondaggi, invece, rivelano che oggi gli elettori preferirebbero al bocconiano più amato dai mercati persino un barzellettiere amatoriale (Berlusconi) o un comico professionista (Grillo)!

Il Professore rischia d’aver fatto male i conti con la sua “salita in campo”?

“I sondaggi dicono che la ‘salita in campo’ di Monti ha riscosso scarso successo. Lo stesso ‘Financial Times’ ha scritto che una delle previsioni più sicure che si possono fare sulle elezioni italiane è che la coalizione di Monti arriverà ultima tra i quattro principali contendenti”.

La ricetta economica del centrodestra storicamente si può riassumere in “meno Stato, più iniziativa privata”, ovvero riduzione della pressione fiscale, sburocratizzazione e liberalizzazioni.

Come spiegare ai vostri elettori che pressione fiscale e debito pubblico sono aumentati durante i governi Berlusconi, le uniche timide liberalizzazioni di questi anni sono state quelle di Bersani mentre l’unica grande riforma della pubblica amministrazione porta il nome di Bassanini?

“Negli ultimi 15 anni sinistra e centrodestra hanno governato circa 7 anni a testa. Berlusconi ha dovuto governare in periodi di recessione, nel  2011 dopo l’attacco alle Torri Gemelle e dal 2008 con la crisi innescata dai mutui subprime. Eppure ancora nel 2011 il Pil era positivo, + 0,4%, e le promesse fatte sono state mantenute. A cominciare dal milione di posti di lavoro creati dal 2001 al 2006, come confermano i dati Istat. Berlusconi ha iniziato l’ultimo mandato nel 2008 con la pressione fiscale al 42,6% e lo ha forzosamente terminato nel 2011 con la pressione fiscale al 42,5%: in 3 anni e mezzo sostanzialmente invariata. Mentre è stato il governo Monti a farla aumentare di oltre 3 punti. I dati dell’Istat dicono che è al 45,7%”.

La campagna elettorale del Cavaliere è monopolizzata dalla questione fiscale. Non crede sia controproducente, però, trascurare l’emergente questione sociale? E non ritiene imperdonabile come alcuni grandi temi (quali la scuola, l’università, la ricerca, il turismo, l’agricoltura, la green economy) siano del tutto assenti dal dibattito pubblico?

“Non credo che sia snobbata la questione sociale, tutt’altro. Sul lavoro il Pdl ha un programma ben preciso a cominciare dalla cancellazione della riforma Fornero, che ha contribuito a determinare mezzo milione di disoccupati nel 2012, e il ritorno alla legge Biagi. C’è la proposta poi di abolizione dell’Irap, gabella voluta dalla sinistra, l’incentivo ad assumere giovani a tempo indeterminato attraverso la detassazione dei contributi per i primi 5 anni. Sugli altri temi il Pdl ha idee precise, faccio l’esempio del turismo, con la proposta di ricondurlo tra le competenze concorrenti di Stato e Regioni, e dell’abbassamento dell’Iva. Purtroppo la campagna elettorale tende a privilegiare le questioni maggiori”.

(LA CASTA ED I TAGLI ALLA SPESA PUBBLICA)

 

Ogni democrazia ha un costo, tanto fisiologico quanto insopprimibile. In Italia, però, questo ha raggiunto livelli “patologici”: la politica è divenuta il principale terreno fertile per sprechi e privilegi.

Cosa proponete per tagliare i costi della politica e la spesa pubblica improduttiva e parassitaria?

“Nel programma del Pdl c’è l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti. Inoltre ogni candidato ha firmato un patto con cui si impegna a non restare in carica per più di due legislature e a votare per il dimezzamento degli emolumenti e del numero di parlamentari.  Sulla spesa pubblica, che è di 800 miliardi, proponiamo una riduzione del 10% in 5 anni, 16 miliardi all’anno”.

Per ridurre la pressione fiscale e realizzare un minimo di politiche industriali, tutti riconoscono l’improrogabilità di tagliare la spesa pubblica, pochi indicano dove e come attuare dei tagli. Le propongo qualche pillola di “spending review”:

– dimezzamento degli eletti ed accorpamento dei comuni minori;

– abolizione di province e prefetture;

– cancellazione di ogni finanziamento pubblico ai partiti ed ai gruppi politici;

– riduzione del peso delle società pubbliche e soppressione degli enti inutili (o “non indispensabili”);

– taglio alle spese militari (si vedano gli F-35 o le missioni di pace all’estero);

– razionalizzazione delle forze di pubblica sicurezza (l’Italia dispone di ben cinque distinti corpi di polizia);

– cancellazione di ogni forma di finanziamento in favore delle scuole ed università private (fatto salve le scuole materne);

– cancellazione dei privilegi fiscali concessi alla Chiesa (si veda l’ingannevole meccanismo di ripartizione dell’8X1000).

Quale di queste pillole il centrodestra sarebbe disposto a far ingerire ai suoi elettori?

“Come ho già specificato, alcuni punti sono nel programma del Pdl. Aggiungo l’abolizione delle province. Sul finanziamento alle scuole private c’è tanta demagogia: in realtà lo Stato italiano, in questo modo, risparmia circa 6 miliardi l’anno. Io sono per la libertà educativa”.

(GIUSTIZIA E QUESTIONE MORALE)

 

Nel ‘93 eravamo convinti di aver toccato il fondo del malcostume politico. Tutti gli scandali emersi in questi mesi, invece, dimostrano che ci siamo sbagliati: i casi Penati, Lusi, Belsito e Fiorito sono solo la punta di un iceberg dalle proporzioni ancora incalcolabili. Nel ‘95 l’Italia era 33sima nella classifica di Transparency International per grado di corruzione percepita: oggi siamo scesi al 72simo posto!

Non pensa che il centrodestra in questi anni abbia sottovalutato la “questione morale”, forse perché distratto o condizionato dagli scandali giudiziari di Silvio Berlusconi?

“La questione morale c’è e riguarda tutti i partiti, basti vedere  lo scandalo Mps che ha investito il Pd. Detto questo, c’è anche una questione giustizia che non funziona, basterebbe dire che ci sono 9 milioni di processi pendenti. L’Italia ha il più alto numero di condanne della Corte europea dei Diritti dell’uomo per l’irragionevole durata dei processi.  Ma le criticità sono tante, a cominciare dall’abuso della carcerazione preventiva”.

Il suo Partito, con l’operazione “liste pulite”, ha fatto fuori d’un colpo Cosentino. Spulciando le liste del Pdl, però, si scopre che permangono altre candidature discutibili (si veda Cesaro in Campania e Dalì in Sicilia). Secondo l’istituto Piepoli, il Pdl risulterebbe il partito con il più alto tasso (il 5%) di candidati “non immacolati” (indagati, con procedimenti penali pendenti o con condanne alle spalle).

Non crede che mere ragioni di “opportunità politica” sconsiglierebbero certe candidature? Facendo appello sempre al “garantismo”, poi, non si fa confusione tra il giudizio penale (che spetta solo alla magistratura) e quello politico (spettante ai partiti)?

Sull’incandidabilità c’è una legge ben precisa approvata dal Parlamento. Il Pdl ha istituito una commissione ad hoc che ha deciso caso per caso, ma senza sostituirsi al giudizio dei magistrati. Un avviso di garanzia non è una condanna. Noi siamo garantisti anche perché lo dicono i numeri: il 40% dei detenuti è ancora in attesa di giudizio e il 50% viene poi riconosciuto innocente”.

(MERITOCRAZIA E ROTTAMAZIONE)

 

In un’intervista concessami nel 2011, Sara Giudice dichiarava che “la candidatura della Minetti sarebbe stato un esempio estremamente negativo per i giovani, una dimostrazione di facile arrivismo, di ricorso a scorciatoie e compromessi per puntare alla scalata sociale”.

Gli sviluppi successivi sono noti: il Cavaliere ha difeso a spada tratta la Minetti, mentre il Pdl ha scaricato la giovane consigliera municipale fattasi interprete di un diffuso malessere della base. Un errore imperdonabile?

“La candidatura della Minetti è stata un errore, ma non facciamo di lei la causa di tutti i mali”.

Molti additano l’attuale legge elettorale, il “Porcellum”, di aver contribuito allo scadimento del livello della classe politica italiana, instaurando un sistema di “cooptazione” dei candidati.

E’ mai possibile che nessuno voglia oggi assumersi la paternità di una legge così illiberale? Per rimediare parzialmente al danno, non sarebbe un utile espediente anche per il Pdl il ricorso alle primarie?

“Io sono per le preferenze, perché è l’unico modo per avvicinarci al cittadino. Sono stata eletta al Parlamento europeo con 63 mila preferenze. È un peccato non avere trovato l’accordo tra i partiti per cambiare il ‘Porcellum’ ma non mi sembra che la sinistra si sia stracciata le vesti per riformarla… Sulle primarie ero favorevole, ma nel momento in cui Berlusconi è ritornato in pista sono diventate inutili. Non siamo il Pd che doveva chiarirsi sulla leadership. Nel Pdl la leadership è chiarissima”.

Non la mette in imbarazzo far campagna elettorale anche per la rielezione di Razzi e Scilipoti, due tra i personaggi politici più discussi degli ultimi anni (famosi per il “salto della quaglia” dall’Idv al Pdl)?

“Mi mettono più in imbarazzo le candidature di certe ‘parentele’. E ce ne sono…”.

Miracolosamente recitano ancora un ruolo da protagonista sul palcoscenico politico italiano personaggi “evergreen” quali Berlusconi, Tremonti, Fini, Casini, Bersani, Bindi…

Come convincerebbe un paziente in coma dal ’94 e risvegliatosi solo oggi che sono trascorsi diciannove anni?

“Mi pare che Fini e Casini stiano da trent’anni in Parlamento, dunque in questa classifica svettano. Vedo poi che la sinistra cerca di rispolverare Prodi. A proposito di nuovo che avanza…”.

 

(IL BIPOLARISMO ALL’ITALIANA)

 

Il più grande merito di Berlusconi è stato aver introdotto anche in Italia il bipolarismo e la democrazia dell’alternanza. Il più grande merito di Monti, invece, rischia di essere quello di distruggere queste conquiste, disgregando i due poli e ponendosi come forza d’attrazione per la costruzione di un grande Centro.

Il bipolarismo italiano ha già “fatto le ossa” o ha le ore contate?

“Se vogliamo mantenere il bipolarismo occorre votare le due colazioni che si contendono la vittoria e lasciare perdere gli altri partiti, come sostiene il nostro presidente Berlusconi”.

 

(BERLUSCONI E IL FUTURO DEL CENTRODESTRA)

 

In campagna elettorale Berlusconi è sembrato muoversi a ritmo di valzer, alternando passi “avanti” (l’annuncio della sua sesta ridiscesa in campo), poi “indietro” (la disponibilità a cedere il passo a Monti), poi ancora “laterali” (l’indicazione di Alfano alla successione): prima l’avallo delle primarie (con tanto di candidature e raccolta firme), poi la loro cancellazione…

Crede che il Cavaliere sia ancora una risorsa o sia divenuto una “zavorra” per il centrodestra?

“In pochi mesi, grazie a Berlusconi, il Pdl ha effettuato una straordinaria rimonta, ed oggi alcuni sondaggisti danno le due coalizioni maggiori sostanzialmente appaiate. Che altro dire?”.

Silvio Berlusconi è stato il Presidente del Consiglio più longevo della nostra storia repubblicana. In nove anni di governo, però, il centrodestra non è stato capace: di realizzare alcun “miracolo economico” (negli ultimi 10 anni, il Pil italiano nel mondo è cresciuto di più solo di Haiti!), di liberalizzare l’economia, di alleggerire il “carrozzone” della pubblica amministrazione, di ridurre la pressione fiscale, di sanare il gap infrastrutturale del nostro Paese, di ammodernare la Costituzione…

Perché mai, allora, un elettore deluso di centrodestra dovrebbe riporre la propria fiducia nel Cavaliere?

“Perché solo il centrodestra ha un programma concreto che si basa su meno spesa pubblica, meno tasse e riduzione del debito pubblico attraverso le privatizzazioni. La sinistra è senza idee e contraddittoria e va avanti a passi di gambero, come sulla patrimoniale e sull’Imu, mentre il governo dei tecnici si è visto cosa ha prodotto…”.

Nel caso in cui il 26 febbraio il centrodestra si ritrovi “vincitore azzoppato” delle elezioni, ossia privo di una maggioranza assoluta dei seggi al Senato, quali prospettive si aprono? Con quali partiti avversari, ed a quali condizioni, un’alleanza sarebbe possibile? In presenza di un Parlamento “balcanizzato”, poi, un governo di larghe intese con lo scopo di cambiare legge elettorale e tornare al più presto alle urne sarebbe auspicabile?

“Noi contiamo di vincere e a quel punto potremo fare quello che ci prefiggiamo. Monti e Bersani pensano all’inciucio senza fare i conti con l’oste, ovvero Vendola, che considera l’agenda Monti come fumo negli occhi e un’alleanza col premier un suicidio. Ciò significa che se dovesse vincere la sinistra ci sarà un’Italia ingovernabile. Nessun governo di larghe intese. Berlusconi ha solo detto che ci potrà essere un accordo per riformare la Costituzione, cosa che è assolutamente necessaria, visto, tanto per fare un esempio, che un premier non può nemmeno ‘licenziare’ un suo ministro”.

 

 

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FONTI:

 

Blog: Panta Rei

Pagina facebook: Panta Rei

Gruppo facebook: Terza Repubblica

 

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